"Thutmosi IV. Un sogno all'ombra della Sfinge" di Elio Moschetti e Mario Tosi

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-Kiya-
00lunedì 13 marzo 2006 14:57


Titolo: Thutmosi IV. Un sogno all'ombra della sfinge
Autore: Moschetti Elio; Tosi Mario
Prezzo e disponibilità: verifica
Dati: 168 p., ill., brossura
Anno: 2004
Editore: Ananke
Collana: Il cerriglio



Thutmosi IV.
Un sogno all'ombra della sfinge




In sintesi

La vicenda di Thutmosi IV porta a prendere in considerazione un periodo incredibilmente esteso della civiltà egiziana, andando a ritroso per più di 1200 anni, dalla XVIII dinastia all'epoca delle Piramidi, per indagare su un monumento, la Grande Sfinge, che affascina da millenni per la sua struttura ed il culto legato al sole che rappresenta. Percorrendo il regno di Thutmosi IV si vedrà quante siano state le idee che in tale periodo vennero formulate e che in seguito, all'epoca di Amenhotep III e del figlio Akhenaten, diedero vita non solo ad importanti proposte religiose di profondo contenuto spirituale e sociale, ma anche a nuove espressioni sul piano estetico.
-Kiya-
00martedì 18 gennaio 2011 21:32
Mi sto dedicando alla lettura di questo volume, i cui contenuti sono davvero interessanti, almeno per la sottoscritta che ha sempre avuto una personale ammirazione per questo Sovrano, di cui, in realtà, si parla molto poco. E' una delle ragioni per cui sto apprezzando in particolar modo il testo scritto a quattro mani dal Dott. Tosi e dal Dott. Moschetti.

Dal titolo scelto dagli autori si può intuire quale sia l'argomento di apertura del libro: siamo nell'Antico Regno, all'epoca dei grandi costruttori, e ci troviamo sulla Piana di Giza, dove Chefren (Khafra in egizio antico), oltre a far erigere una Piramide degna di competere con quella di suo padre Cheope (Khufu), fa scolpire la grande statua con corpo leonino e testa umana: la Sfinge, com'è nota in tempi moderni.

Il "guardiano dell'Orizzonte Occidentale", ovvero della Necropoli, ha lo scopo di esaltare la figura del Re. Un omaggio alla sua divinità e alla sua regalità. Secondo gli Autori, infatti, occorrerà attendere l'avvento del Nuovo Regno per poter parlare di un culto vero e proprio riservato alla Sfinge, quale "incarnazione" di Horakty, ovvero "Horus all'orizzonte". Una posizione, la loro, che solleva qualche interrogativo, onestamente, data la presenza davanti alla statua leonina di un tempio coevo che si ritiene ad essa specificatamente dedicato.

Non sappiamo quale fosse il nome antico con cui, durante l'Antico Regno, ci si riferisse al colosso di pietra. Anche in questo caso dobbiamo accontentarci di apprendere che durante la XVIII dinastia la si definisse con i nomi della divinità che rappresentava: Harmachis-Khepri-Ra-Atum, ovvero il Sole. Ed è con questo nome che il Dio si presenta in sogno al giovane Principe Thutmosi, promettendogli di riservargli il trono delle Due Terre, se avesse mostrato riguardo, se l'avesse liberato dalla sabbia accumulata secolo dopo secolo che ne opprimeva il corpo, lasciando affiorare soltanto la testa, all'ombra della quale il Principe trova ristoro.
Così fu. Thutmosi, quarto di questo nome, figlio del grande Aakheperura Amenhotep (meglio noto come Amenhotep II), divenne sovrano d'Egitto e volle, durante il suo primo anno di Regno, rendere grazie al Dio Solare facendo scolpire una stele che fu posta tra le zampe della Sfinge.

E' interessante analizzare l'episodio in sé: attualmente, infatti, ancora ignoriamo quali furono gli eventi che interessarono l'ascesa al trono di questo Re. E', tuttavia, lecito sospettare che non fosse così scontata. Se Thutmosi fosse stato il primogenito di Amenhotep II, ne avrebbe ereditato il trono di diritto e "il sogno della Sfinge" non avrebbe assunto alcun significato. Non avrebbe avuto ragione d'essere.
Lo studio procede entrando dunque nel vivo della biografia del Sovrano, illustrandone le costruzioni, la statuaria, le caratteristiche del suo Regno, che durò all'incirca 10 anni, e le sue campagne militari, sempre improntate, come nel caso dei suoi predecessori, non tanto ad allargare i confini dell'Egitto, quanto al mantenimento della condizione di vassallaggio degli stati asiatici e a garantirne i tributi, un beneficio notevole per il Paese.
Un approfondimento sulla tomba e la mummia del Re, sulla tomba di Maherpira, da alcuni ritenuto un figlio del medesimo, una breve analisi sugli eventi storici di cui l'Egitto fu teatro dopo il Regno di Thutmosi IV e un interessante repertorio iconografico concludono questo volume, che si fa leggere tutto d'un fiato.
Mythos2011
00giovedì 16 agosto 2012 11:52
Ciao Kya e bentrovata.
Leggevo proprio ieri della Stele del Sogno.. Secondo te è possibile che la desertificazione del luogo ove sorgeva la Sfinge sia avvenuta in maniera improvvisa e non con una graduale mutazione del clima? Cosa dicono i geologi, i climatologi in proposito? Poi, mi pare che sia ormai risaputo che il corpo della Sfinge coperto dalle sabbie abbia subito un tipo di erosione dovuta più all'acqua piovana che non ai venti sabbiosi del deserto. La sabbia accumulata poi la avvolse proteggendola da altri tipi di erosione fino all'avvento di Thutmosi IV. Si può considerare corretta la mia analisi? Secondo il tuo parere, e quello di altri utenti chiaramente, facendo il classico "2+2" cosa può venire fuori della millenaria storia dinastica e pre-dinastica?
Spero di non essere stato troppo confusionario..
ciao e grazie!

Mythos
sargon.
00giovedì 16 agosto 2012 14:11
Bentornata Kiya, invio pianta del lago del Fayum durante la XVIII din.
sargon.
00mercoledì 22 agosto 2012 15:25
Tutmose IV aveva pienamente ragione di dubitare sulla possibilità di salire al trono in quanto aveva ben otto fratelli che concorrevano a tale traguardo: Amenhemat, Ahmose, Akheperkare ,Amenhopet, Khaemweset, Nedjem e Websen. In quanto alle fatiche della caccia nei vasti territori della piana di Giza, la situazione ambientale all' epoca della XVIII dinastia era decisamente diversa. Come si vede dal mio post precedente il lago del Fayum era almeno 10 volte più esteso di oggi e le sue rive erano poche decine di km da Saqqara con evidenti benefici ambientali, l' ampia zona desertica tra il lago e Giza doveva assomigliare al bush sudafricano, ricco di selvaggina. Poi abbiamo i riscontri; sulla statua cubo di Sobekhmose, figlio di Min, governatore del Fayum ai tempi di A II, vi era quello di "accompagnatore del sovrano nelle sue battute di caccia e pesca". Lo stesso compito avrebbe avuto l' omonimo governatore, figlio di Kapu, che era anche educatore dei principi reali. Forse in quegli ampi spazi che AIII ambientò le sue cacce descritte sui famosi scarabei. E' nel 2008 la scoperta a Tebe della TT 282,
di Amen em Opet che fu il capo dei cacciatori di AIII. Anche Tutankhamon fece costruire a Giza, nei pressi della sfinge un casello di caccia, che fu usato sino all' epoca ramesside



sargon.
00mercoledì 22 agosto 2012 15:34
sargon.
00mercoledì 22 agosto 2012 15:39
Tutmose IV aveva pienamente ragione di dubitare sulla possibilità di salire al trono in quanto aveva ben otto fratelli che concorrevano a tale traguardo: Amenhemat, Ahmose, Akheperkare ,Amenhopet, Khaemweset, Nedjem e Websen. In quanto alle fatiche della caccia nei vasti territori della piana di Giza, la situazione ambientale all' epoca della XVIII dinastia era decisamente diversa. Come si vede dal mio post precedente il lago del Fayum era almeno 10 volte più esteso di oggi e le sue rive erano poche decine di km da Saqqara con evidenti benefici ambientali, l' ampia zona desertica tra il lago e Giza doveva assomigliare al bush sudafricano, ricco di selvaggina. Poi abbiamo i riscontri; sulla statua cubo di Sobekhmose, figlio di Min, governatore del Fayum ai tempi di A II, vi era quello di "accompagnatore del sovrano nelle sue battute di caccia e pesca". Lo stesso compito avrebbe avuto l' omonimo governatore, figlio di Kapu, che era anche educatore dei principi reali. Forse in quegli ampi spazi che AIII ambientò le sue cacce descritte sui famosi scarabei. E' nel 2008 la scoperta a Tebe della TT 282,
di Amen em Opet che fu il capo dei cacciatori di AIII. Anche Tutankhamon fece costruire a Giza, nei pressi della sfinge un casello di caccia, che fu usato sino all' epoca ramesside



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